Domani ho ricevuto un regalo, il fausto coniglio per ventiquattr'ore sotto il controllo degli dèi egizi s'è fatto corriere alla volta del mio quarto di secolo ed eccolo qui, il pacchetto a base rettangolare e ben solido, più lungo che largo ed alto qualche centimetro soltanto.

© Francesca Woodman
La carta è rosa scuro con qualche riga di nero che la percorre, c'è un fiocco d'acciaio sottile con il quale sfrondarsi le impronte e dissimulare l'amore segreto per il fausto coniglio che viene ogni anno.
La carta, adesso che la muoio, è un appello di calvizie, flagello di pelli d'ortaggi, una meraviglia di spogliarello con effetto sonoro, molto migliore del cestino di Windows quando lo svuoti e lecita quanto un'eutanasia.
Domani ho ricevuto un baratro in dono e ho sorriso come non mai.
Non era un abisso, era una spiritata caramella di nuova foggia.
Una parola tanto bella non in tutti i mondi può significare la morte e per precipizio.
La carta, adesso che la muoio, è un appello di calvizie, flagello di pelli d'ortaggi, una meraviglia di spogliarello con effetto sonoro, molto migliore del cestino di Windows quando lo svuoti e lecita quanto un'eutanasia.
Domani ho ricevuto un baratro in dono e ho sorriso come non mai.
Non era un abisso, era una spiritata caramella di nuova foggia.
Una parola tanto bella non in tutti i mondi può significare la morte e per precipizio.







